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STORIE
Fuggito dalla guerra
Riccardo Boni · Fuori Binario n. 260, Marzo 2024, pagina 12
!Storie
Sezione: STORIE | Autore: Riccardo Boni
Da Mogadiscio all'Italia passando per il Sudan e il deserto libico. Il lungo e terribile viaggio di M.J. rifugiato politico a Firenze
Mi chiamo M.J. sono nato a Mogadiscio nel 1987, sono un rifugiato politico in Italia dal 2008. A Mogadiscio ricordo che c'era la pace, giocavo spensierato con mio padre, mia madre, tre sorelle, due fratelli. Si viveva nel centro città.
Nel 1992 mio padre e mia sorella di 5 anni rientravano a casa quando furono uccisi da una bomba. Era l'inizio della guerra civile che continua tutt'oggi, strisciante terribile orrenda dove nessun luogo è sicuro. Mia madre rimase sola con cinque figli piccoli e un enorme carico di responsabilità, tra mille difficoltà per trovarci cibo, acqua per sopravvivere. Dal 1992 solo paura e terribili ricordi: fame lutti terrore superati solo con il coraggio infuso da nostra madre.
Nel 1999 la guerra sembrava terminata. Ma nel 2000 il caos regnava nel paese, le tribù locali si erano divise per avere più potere, creando zone in cui si affermavano i vari potentati del territorio. Mogadiscio era divisa in quattro zone militarizzate da dove nessuno poteva uscire, sottoposte al potere locale dei Signori della guerra.
Nel 2005 l'arrivo delle milizie di Al Shaabab, costola di Al Kaida, attive nei più devastanti attentati kamikaze, come all'ambasciata americana a Nairobi. Furono ben accolti perché riunirono le città chiuse. Nel 2006 il presidente somalo chiese aiuto all'Etiopia perché il paese era allo stremo. Al Shaabab contraria a questo accordo con l'Etiopia iniziò a fare attentati nel centro di Mogadiscio. Entravano nelle case reclutando a forza i giovani come me. Fu per questo che la capitale si spopolò: avevamo capito che erano dei terroristi e questo terrore durò sino al 2008 quando arrivò l'esercito etiope che cacciò Al Shaabab.
Nel 2012 gli Etiopi tornarono a casa. Arrivarono militari da Uganda, Kenia, Mozambico, Burundi e i mercenari russi e sudafricani della Wagner. Nel 2014 la Wagner abbandonò Mogadiscio e a difesa del presidente rimasero gli altri paesi. Al Shaabab era stata cacciata dalla capitale ma aveva in mano il resto del paese dove faceva attentati e reclutamento forzato. Nel marzo 2017 il più grande attentato a Mogadiscio: un camion kamikaze distrusse un intero quartiere causando la morte di più di 5000 persone. Nel 2022 un altro attentato kamikaze con più di 2000 morti, gli attentati erano quasi giornalieri.
Io a 19 anni nel 2006 scappai in Kenia, da mia sorella per evitare l'arruolamento forzato, in un campo profughi dove le difficoltà di sopravvivenza erano durissime. Nel 2007 con i familiari ed un caro amico andammo in Uganda per cercare lavoro per almeno mangiare. Non trovammo lavoro; io e il mio amico partimmo per il Sud-Sudan ma lì c'era una terribile guerra civile in corso dove migliaia di persone morivano di fame o sparate.
Dopo Al Shaabab conobbi l'Isis. Con il mio amico salimmo su una barca e andammo a Khartoum (capitale del Nord-Sudan). Mia sorella mi prestò dei soldi: in due pagammo 800 dollari e montammo su una jeep assieme ad altre 30 persone. La nostra meta era Tripoli in Libia, ancora sotto Gheddafi.
Attraversammo in jeep i deserti di Etiopia, Eritrea, Libia. Nel deserto fame sete umiliazioni e violenze di ogni tipo accompagnarono i 28 giorni di viaggio. Il deserto libico e la loro gente erano terribili. A Tripoli fummo chiusi in una casa prigione senza finestre, lì la violenza era feroce e inaudita.
Fino a che non venne il tempo per noi di attraversare il mare... per arrivare a Lampedusa ci chiesero 1000 dollari a testa. Il mio amico partì per primo in una barca che affondò, si salvò solo una persona... noi ci mettemmo sulla spiaggia ad aspettare i loro corpi. Trovai il corpo del mio amico che sotterrai nel cimitero libico. Dopo 20 giorni arrivarono i soldi di mia sorella e riuscii a partire con trenta persone: era il 30 di Gennaio del 2008. La traversata da Tripoli a Lampedusa fu durissima: tre giorni senza mangiare e bere, con bastonate perché non ci muovessimo per tenere la barca in linea. Accanto a me una donna di circa 30 anni che stremata da fame fatica e percosse durante la detenzione libica sembrava dormisse. Vicino a Lampedusa fummo salvati dalla polizia italiana e al momento del trasbordo ci accorgemmo che la donna era morta di stenti e fatica! Pensavo dormisse, era morta da due giorni. A Lampedusa rimasi un giorno, poi Crotone, Catania dove mi fu riconosciuto lo status di rifugiato politico. Nel marzo 2009 fui trasferito a Firenze, al progetto SPRA all'interno di un centro Caritas. Da quando sono a Firenze ho fatto il metalmeccanico, lavori di facchinaggio, pulizia del verde. Vivendo in occupazioni alloggi di fortuna in stanze divise con connazionali. Adesso ho trovato una stanza da solo che mi dà più tranquillità.
Tappe del viaggio: Mogadiscio — Kenia — Sud Sudan — Khartoum — Nord Sudan — deserto libico — Tripoli — Lampedusa — Crotone — Catania — Firenze. In Francia da mio fratello che mi fa conoscere una donna rifugiata in Svezia che mi regala un nuovo figlio che si aggiunge alla mia prima famiglia in Somalia ma non ottengo di restare con loro. Ritorno a Firenze dove vivo e lavoro guadagnando quanto basta appena per la sopravvivenza per me ed i miei familiari.
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Uscito sul numero 260 (Marzo 2024), a pagina 12. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
