Archivio › n. 260

Archivio › Fuori Binario n. 260 · Marzo 2024 › pagina 11

ATTUALITÀ

Degli affetti e delle pene

Corrado Marcetti · Fuori Binario n. 260, Marzo 2024, pagina 11

!Attualità

Sezione: ATTUALITÀ | Autore: Corrado Marcetti

Anche i detenuti hanno diritto all'amore: lo ha sancito la Consulta. Ma l'Italia è ancora molto lontana dalle "camere per l'intimità"

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 10 del 26 gennaio 2024, ha riconosciuto il diritto soggettivo all'affettività e alla sessualità delle persone detenute sancendo l'incostituzionalità dell'art. 18 dell'ordinamento penitenziario che impedisce, con l'imposizione del controllo visivo, qualsiasi carattere di riservatezza nelle sale colloqui. Dopo una lunga serie di interpellanze, tergiversazioni e rimandi, la "questione" delle relazioni affettive in carcere raggiunge finalmente un approdo positivo.

Nella grande maggioranza degli ordinamenti penitenziari europei (31 Stati dei 47 che compongono il Consiglio d'Europa) e in diversi altri paesi del mondo, da tempo questo diritto è garantito. È un quadro variegato in cui sono presenti situazioni molto differenziate da paese a paese, da carcere a carcere, da regime detentivo a regime detentivo. Ma, tenuto nel debito conto che in alcuni casi il colloquio affettivo è considerato nell'ambito del diritto soggettivo della persona, in altri concesso come beneficio subordinato, e mai dimenticando che le condizioni di detenzione restano comunque duramente afflittive in tanti paesi, le "stanze dell'affettività" e le "case delle visite" rappresentano ormai una realtà consolidata.

Accade, ad esempio, in Norvegia, paese con un riconosciuto primato nell'attenzione alla condizione umana nel sistema carcerario. Nel film "Le cattedrali della cultura", realizzato su progetto di Wim Wenders, con sei registi per altrettanti edifici, è inserito, insieme a Biblioteche, Filarmoniche, Istituti di ricerca, Teatri e Musei, il Carcere di Halden. In questa prigione uno degli elementi chiave è l'edificio chiamato "Casa delle visite".

In California il Family Visiting Program è esteso a 32 delle 33 prigioni di Stato, talvolta con la disposizione di case mobili per le visite coniugali. In Canada gli incontri nella più completa intimità possono arrivare fino a 72 ore.

In Messico, Brasile e Venezuela, varie sono le forme e gli spazi destinati alle visite "indisturbate". Nelle carceri olandesi le visite non supervisionate non hanno limiti relativi alla posizione giuridica. Camere dotate di servizi e cucina sono previste in Danimarca e Finlandia. In Belgio sono previste Visites hors surveillance. In Germania le visite di lunga durata sono contemplate in alcuni länder. Nel penitenziario cantonale "La Stampa" in Svizzera le visite familiari avvengono in un edificio esterno collocato ai margini del bosco. In Croazia e Albania sono previsti colloqui non controllati di quattro ore con frequenza settimanale. In Romania sono predisposte camere per gli incontri coniugali.

Articolata e diffusa è la presenza nelle carceri francesi degli spazi per l'affettività. I Parloirs familiaux sono stanzette per gli incontri della famiglia attorno ad un tavolo, mentre le Unités de vie familiale sono piccoli appartamenti attrezzati, talvolta dotati di uno spazio esterno. Buoni esempi di UVF sono quelli del Centre de détention de Montemédy, Salon de Provence, Argentan-Orne. Nel carcere femminile di Rennes un edificio basso con gli appartamentini per le visite familiari, tutti dotati di una piccola area esterna, è collocato in zona discosta dall'area detentiva vera e propria.

In Spagna le Comunicaciones íntimas, in spazi spesso spartani, sono previste per tutti i detenuti, quale che sia la loro posizione giuridica e quale che sia il rapporto con la persona ammessa a svolgere i colloqui.

In Italia le rare azioni progettuali innovative, promosse da associazioni o università, si sono arrestate sulla soglia del tabù sessuale. Il pieno riconoscimento del diritto delle persone detenute all'affettività e alla sessualità lo rende immediatamente esigibile, ma occorrerà superare l'ostilità dei sindacati della polizia penitenziaria e i rimandi continui per le difficoltà derivanti dai tempi e dalle risorse necessarie all'adeguamento degli spazi. Oltre a nuove realizzazioni, va considerato che in diversi Istituti penitenziari italiani sono possibili recuperi di edifici e cortili dismessi. In tutti va complessivamente ripensato e riprogettato il sistema degli spazi che interessano i familiari dei detenuti dall'area d'ingresso a quelli dell'attesa a quelli della relazione. Ciò può favorire azioni progettuali coinvolgenti, inclusive, capaci di incidere positivamente sui processi di esclusione e marginalizzazione sociale.

Pagina 11 del numero 260 Uscito sul numero 260 (Marzo 2024), a pagina 11. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero