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ATTUALITÀ / AMBIENTE

Alluvione in Romagna: lo stupore non ha scuse

Felice Simeone · Fuori Binario n. 254, Settembre 2023, pagina 4

!Attualità / Ambiente

Rubrica: Attualità / Ambiente | Autore: Felice Simeone

Il disastro di maggio esige una seria politica del territorio e una revisione radicale del nostro rapporto con la natura

17 maggio, mattina. Pioveva dal giorno prima. Scuole chiuse. Senza corrente da 12 ore, senza internet. Durante la notte il Lamone ha rotto gli argini in due punti. I quartieri vicino al fiume sono stati devastati.

Per la prima volta mi sono reso conto che Faenza ha davvero un fiume. Il Lamone è una presenza discreta: nessuno ne parla al mercato. Dopo il 17 maggio questo non è più possibile.

Il collettivo Wu Ming ha elencato le cause umane: la cementificazione. Hanno citato il condominio "Casa sul Fiume" in via De Gasperi, costruito praticamente sugli argini. E 12 nuove ville previste nell'Orto della Ghilana, in un'ansa del Lamone.

I dati ISPRA mostrano che la Romagna è tra le aree con il più alto rischio alluvionale. L'inventario IdroGEO dell'ISPRA riporta circa 70 frane nelle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini tra il 2018 e il 2022. Il crinale appenninico sul versante sud della Pianura Padana è uno dei territori più instabili d'Italia.

La pioggia in città non bastava a spiegare il disastro: era la pioggia sulle montagne che ha innescato frane enormi. Tre mesi dopo, le colline continuano a muoversi.

Né la destra (concentrata sull'immigrazione) né la sinistra (che minimizza i rischi) hanno affrontato la fragilità del territorio. Il decentramento e le "autonomie differenziate" frammentano la capacità di affrontare le catastrofi. I sindaci di Faenza e Cervia hanno pubblicamente denunciato l'inefficacia delle amministrazioni locali che agiscono da sole.

Pagina 4 del numero 254 Uscito sul numero 254 (Settembre 2023), a pagina 4. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero