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Archivio › Fuori Binario n. 242 · Estate 2022 › pagina 6

TECNOLOGIE

Il Turco meccanico

Gilberto Pierazzuoli · Fuori Binario n. 242, Estate 2022, pagina 6

I "lavoretti" della gig economy sono l'ennesima strategia del capitale per sfruttare manodopera a bassissimo costo.

L'intelligenza artificiale artificiale. Questo non è un refuso, una parola scritta per sbaglio due volte, ma è l'artificio linguistico che Amazon usa per definire il suo Amazon Mechanical Turk. Un doppio gioco di parole per affermare che ci sta vendendo un pacco. Il Turco era un automa che, teoricamente, avrebbe dovuto simulare un giocatore di scacchi, mentre si trattava in realtà di un imbroglio, essendo manovrato al suo interno da un giocatore umano. Un imbroglio che funzionò (leggete la voce su Wikipedia) forse perché smontare le favole ti lascia l'amaro in bocca mentre crederci ti fa sognare.

Ma c'è favola e favola. In questo caso è una storia senza lieto fine, o almeno non lo è per le persone che lavorano per questa piattaforma di Amazon. Ma cosa fanno questi lavoratori? Fanno tutta una serie di "lavoretti" che simulano quello che dovrebbe fare una AI (Intelligenza Artificiale). Il capitalismo digitale, si sa, è creativo e innovativo e, a ben guardare, lo è certamente dal punto di vista linguistico, quando tenta di indorare la pillola.

I lavoretti della gig economy, voce ormai presente nella Treccani, sono offerti ai nuovi "turchi meccanici", alle intelligenze artificiali umane. Umane e sottopagate. Nel linguaggio tecnico il Turco meccanico di Amazon è una piattaforma di crowdsourcing, un termine inglese composto da crowd (folla, massa) e (out)sourcing contratto in sourcing che sta per esternalizzazione, terziarizzazione. Definizione anche questa della Treccani.

Il bello di Internet è che ci trovi quasi tutto, ogni tipo di verità, e sul sito del Turco la storia del crowdsourcing è spiegata bene: è spiegata avendo in mente le aziende che esternalizzano alcuni rami quando non delocalizzano interamente la produzione.

Una delle strategie attuali del capitalismo è quella di scomporre le attività dell'impresa in tante micro mansioni da affidare a un personale poco qualificato o alle macchine. Ma Amazon ce lo spiega bene: "Sebbene la tecnologia continui a migliorare, ci sono ancora molte cose che gli esseri umani possono fare in modo molto più efficace dei computer, come la moderazione dei contenuti, l'esecuzione della deduplicazione dei dati o la ricerca. Tradizionalmente, compiti come questo sono stati eseguiti assumendo una grande forza lavoro temporanea, che richiede tempo ed è costosa. Il crowdsourcing è un buon modo per scomporre un progetto manuale e dispendioso in termini di tempo in attività più piccole e gestibili che devono essere completate dai lavoratori distribuiti su Internet, note anche come 'microattività'" (www.mturk.com).

Prendiamo la moderazione dei contenuti. Cosa dovranno fare i nostri Turchi? Prendere l'ultima decisione e valutare le segnalazioni che gli algoritmi producono dall'analisi dei contenuti che gli utenti mettono in rete. L'algoritmo scandaglia la rete, per esempio i post su Facebook e segnala la presenza di parole inopportune che possono rimandare a odio sociale e razziale, di istigazione alla violenza e pornografiche. Tutte queste "meraviglie" che l'algoritmo scova saranno la materia prima da lavorare da parte dei nostri Turchi. E questo in maniera ripetitiva e ossessiva, forse è meglio dire, compulsiva visto che si è pagati a cottimo (qualche centesimo per ogni segnalazione) e per gran parte della giornata; visto che con i lavoretti non si ha diritto a una retribuzione soddisfacente, quella che dovrebbe spettare per garantire una vita dignitosa alla persona.

Certo il lavoro da fare non è piacevole come ci si aspetterebbe dai lavoretti, ma si sa, il lavoretto è soltanto un espediente linguistico. Immaginate però cosa devono fare i nostri poveri Turchi quando dovranno "moderare" i contenuti visivi, immagini e video. Scansionare compulsivamente immagini e video con contenuti violenti, di torture, decapitazioni (in rete ci sono anche quelle), di violenza sui minori: di sesso esplicito, di sesso con minori, e via così nell'inventario immaginifico prodotto da noi in-umani.

Infatti, gli schiavi del clic, come li ha chiamati Antonio Casilli, sono i lavoratori di un terzo mondo (le Filippine vanno per la maggiore) che già sta "sbarcando" a casa nostra, visto che anche in questo primo mondo di lavori seri non se ne trovano e che le meraviglie del progresso e dell'automazione in realtà generano disoccupazione o, in alternativa, la sottoccupazione di poveri "Turchi".

Pagina 6 del numero 242 Uscito sul numero 242 (Estate 2022), a pagina 6. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero