Archivio › Fuori Binario n. 240 · Maggio 2022 › pagina 11
CITTÀ
Piazza Tasso, quel che resta di una Firenze popolare
Resiste in Oltrarno un luogo non patinato ma vissuto dagli abitanti, con poche vetrine, un campetto sportivo e tanto attivismo sociale.
Elisa Biagini · Fuori Binario n. 240, Maggio 2022, pagina 11
Qui in Oltrarno c'è un luogo di confine, poroso e denso di voci: un luogo che era di prati ed orti ma anche di un sottoproletariato urbano, che la Firenze borghese ha sempre tentato di allontanare con operazioni di gentrificazione ante litteram.
Piazza Tasso si chiama così solo dal 1913 e la sua riqualificazione è iniziata con la problematica avventura di Firenze capitale e i relativi discutibili interventi di Poggi e compagni. Alla fine dell'800 nella piazza era presente la barriera del dazio, e non lontano, poco dopo, sono iniziati i lavori per la creazione di villette residenziali alle pendici della zona signorile di Bellosguardo, molto amata da scrittori e artisti di lingua inglese e non solo, già dalla metà dell'Ottocento.
Ma mentre si tentava di bonificare, ripulire, adeguare la zona ad un decoro di gusto piemontese, le persone che la popolavano resistevano, opponevano la vita alla definizione di "gente triste e svergognata". E questo filo di resistenza che lega la piazza di oggi al passato ha avuto un suo nodo fondamentale durante la Seconda Guerra Mondiale: tutta la zona è ricca di episodi di lotta alla barbarie fascista e nazista, ma è qui uno dei suoi luoghi più dolenti e di più viva memoria ovvero il monumento all'eccidio di civili per mano della fascista banda Carità del 17 agosto 1944.
Questo vento antifascista e anche un po' anarchico continua anche oggi a soffiare le sue storie: quella di Lorenzo Orsetti, morto a fianco dei Curdi nel 2019 ricordato su uno dei muri della piazza (ma in tutto il quartiere è facile incontrare lo stencil che recita "Orso vive"), le attività dei ragazzi di Occupazione di Via del Leone che intervengono con aiuti alimentari e lottano contro gli sfratti (senza dimenticare di portare il cinema in piazza!), come pure i vari centri diurni sempre in via del Leone e nella vicina via della Chiesa, sede anche dell'Albergo Popolare. Sotto lo sguardo vigile della quanto mai attuale trecentesca Madonna del Morbo scorrono senza tetto, immigrati in cerca di aiuto legale, anziani che non arrivano a fine mese ma anche studenti, ragazzi che si incontrano per giocare a calcio, bambini e cani. Un confine poroso tra mondi diversi ma che vogliono incontrarsi, annusarsi, sulle panchine come dentro la bella biblioteca comunale dedicata allo scrittore per ragazzi Pietro Thouar. Una cacofonia di voci che cerca di sopravvivere alla triste omologazione della finta armonia imposta da bottegai e turisti, alla "domesticazione" che ha in larga parte snaturato la vicina Piazza Santo Spirito. Perché questo non è un luogo bello secondo canoni rinascimentali o di plastificazione contemporanea, ma un luogo vero.
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Uscito sul numero 240 (Maggio 2022), a pagina 11. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
