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Archivio › Fuori Binario n. 236 · Gennaio 2022 › pagina 2

DAL BASSO

Per una generazione di maschi nuovi

Nasce a Firenze un comitato civico contro la violenza sulle donne che finalmente vede gli uomini prendersi carico del problema

Cecilia Stefani · Fuori Binario n. 236, Gennaio 2022, pagina 2

Gli uomini possono aiutare a costruire un mondo senza violenza. Anche questo si legge nel manifesto del neonato comitato civico Impariamo a dire "noi", che si propone di rompere quel silenzio maschile che puntualmente cala quando si tratta di violenza contro le donne. Un silenzio tra l'indifferenza e l'imbarazzo, che sembra dire "sì vabbè, ma io non ho fatto nulla di male, cosa c'entro?". Il comitato invece nasce da una riflessione di un gruppo di uomini - e donne - che hanno deciso di riconoscere la responsabilità maschile, individuale e collettiva, nella violenza di genere.

Il manifesto continua "Siamo padri, zii, mariti, fratelli, partner, o soltanto amici di donne che talvolta non abbiamo rispettato o lasciato essere". Lasciato essere: lasciato essere come volevano essere, senza costringerle in qualche canone imposto da una società di maschi. Perché questa è già una violenza, spesso la prima di tutte: imporre un'identità.

La violenza contro le donne assume tante forme, non solo quella tragica ed estrema del femminicidio, e tutte hanno un substrato comune, un humus fatto di stereotipi, di tradizioni, di canoni, che alla fine sono nocivi per tutti, maschi e femmine. Da qui la presa di coscienza della necessità di crescere una generazione di "maschi nuovi", liberi da quella mascolinità tossica che nasconde i sentimenti e proibisce le lacrime, che si fa forte del possesso e del sopruso sulle donne, anche su quelle che dice di amare.

Abbiamo parlato con due componenti del comitato, Pippo Russo, giornalista e sociologo, e Andrea Bagni, insegnante fresco di pensione.

"Abbiamo avvertito il bisogno di una riflessione collettiva durante il lockdown della primavera scorsa - ci racconta Russo - quando la costrizione tra le mura casalinghe aveva coinciso con un'impennata dei casi di violenza domestica. Così abbiamo cominciato a ragionare soprattutto sulle dinamiche culturali alla base del fenomeno, e constatato quanto per le donne siano quotidiane le piccole umiliazioni, gli abusi, le discriminazioni. In questo percorso ci siamo potuti confrontare con l'associazione Artemisia e con il CAM, Centro di ascolto per uomini maltrattanti. L'idea di costituire un comitato civico è nata dalla volontà di stabilire un rapporto con le istituzioni e proporre iniziative pubbliche. Tra i promotori ci sono Eros Cruccolini, garante dei detenuti, e Donata Bianchi, presidente della Commissione Pari opportunità del Consiglio comunale".

Tra le prime attività del comitato sta partendo un progetto con l'Istituto tecnico per il turismo Marco Polo di Bagno a Ripoli, che è nato dall'incontro con un collettivo di ragazze e ragazzi. Ce ne parla Andrea Bagni: "Si tratta di un doppio percorso: è già iniziato un lavoro di raccolta di storie personali di incontro con episodi di violenza (non solo fisica ma verbale, psicologica, economica). Queste storie verranno poi elaborate e raccontate nell'assemblea di istituto. A breve comincerà anche un laboratorio teatrale che coinvolgerà una cinquantina di studenti. Questi, nella filosofia del Teatro dell'Oppresso, metteranno in scena dei momenti conflittuali affidandone lo svolgimento all'improvvisazione dei partecipanti. Il lavoro sarà coordinato da una psicologa del CAM".

Come insegnante, Bagni ha sempre cercato di stimolare gli studenti allo "smontaggio" di quei cliché così soffocanti per la loro crescita emotiva. E la risposta è, a suo dire, confortante: "Per la mia esperienza, i ragazzi non sono così superficiali come spesso vengono dipinti. Per coinvolgerli, è molto importante partire dal personale, che accende più lampadine emotive. A quel punto si vede che tante barriere crollano e c'è una grande apertura mentale". È vero però che al Marco Polo le femmine sono la maggioranza... "Sì, i maschi spesso sono più restii a manifestare i loro sentimenti, temono di rivelarsi fragili. Sarebbe interessante riuscire a lavorare in qualche istituto professionale a prevalenza maschile, per provare anche lì a mostrare la possibilità di un altro modo di essere uomini".

Intanto, è possibile partecipare alle attività del comitato mettendosi in contatto tramite Facebook dalla pagina Impariamo a dire noi.

Pagina 2 del numero 236 Uscito sul numero 236 (Gennaio 2022), a pagina 2. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero