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Archivio › Fuori Binario n. 235 · Dicembre 2021 › pagina 6

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Pochi e sempre più ricchi: ecco i padroni del mondo

Nel dossier "Top200" del Centro nuovo modello di sviluppo. Colossi multinazionali dell'economia e della finanza detengono un terzo del PIL globale. E controllano l'80% del commercio.

Crilò · Fuori Binario n. 235, Dicembre 2021, pagina 6

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ci è andata giù dura e, in occasione della Giornata mondiale del diabete, lo scorso 14 novembre, ha puntato il dito e lanciato l'allarme: "Tre multinazionali controllano il mercato dell'insulina e bloccano la competizione per prezzi più bassi". Il risultato è che milioni di persone malate di diabete, ha sottolineato il presidente, non se la possono permettere. Ma quello dell'OMS non è l'unico rapporto a mettere nel mirino le multinazionali che, con le loro dinamiche fagocitanti e i loro business multimiliardari, creano divari troppo ampi e precipizi d'ingiustizia fra i Paesi e all'interno degli stessi, così come nelle differenti aree del mondo. Uscito in questo mese a cura del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, un altro dossier fotografa lo spietato mondo delle multinazionali che, negli ultimi quindici anni, hanno visto i loro ricavi in continua ascesa.

"Eat the rich. Top200. La crescita del potere delle multinazionali" è quest'anno alla sua undicesima edizione (con dati aggiornati al 2020), laddove "eat the rich" – tradotto: mangia i ricchi – è l'abbreviazione di una frase attribuita al filosofo Jean-Jacques Rousseau, utilizzata e divenuta famosa soprattutto negli ultimi vent'anni fra chi si oppone alla diseguaglianza di ricchezza.

Il centro di ricerca toscano focalizza l'attenzione sulle duecento più grandi multinazionali al mondo, gruppi con diramazioni internazionali che si stima controllino l'80% del commercio globale, contribuendo al 30% del prodotto lordo mondiale. Facendo un raffronto con il 2005, si nota una crescita delle Top200 su tutti i fronti, anche se quello maggiore riguarda proprio i fatturati. I dipendenti, invece, crescono meno "come conseguenza – si nota – di un assetto produttivo in rapida trasformazione". Mentre un tempo le aziende tendevano infatti ad integrarsi verticalmente in modo da controllare tutte le fasi, oggi "si preferisce appaltare il più possibile all'esterno, preferibilmente in Paesi a bassi salari, per ridurre i loro costi di produzione". Soltanto nel 2020 i profitti hanno registrato un rallentamento come conseguenza della pandemia da Covid-19, che ha fatto calare il fatturato delle 200 multinazionali top del 5% rispetto all'anno precedente. A parte questo evento eccezionale, dal 2005 i ricavi e i profitti sono cresciuti del 60 e del 30% rispettivamente.

Ora, se la somma dei fatturati delle prime 25 multinazionali (6.183.925 M$) è di poco inferiore alle entrate del governo USA (6.350.408 M$), ne deriva che, di fatto, le multinazionali hanno a disposizione più potere degli Stati: "delle prime cento entità economiche, 70 sono multinazionali e 30 governi", rileva il rapporto CNMS. Con soldi e potere concentrati nelle mani di pochi, il passo successivo è un allentamento e uno sfilacciamento dei processi democratici, mentre è la finanza ad avere l'ultima parola e perfino 'capacità decisionale'. O meglio: i colossi dell'economia e della finanza "possono usare il loro potere per condizionare le scelte di governi e parlamenti. In un libro denuncia, John Perkins racconta i metodi usati per corrompere i capi di Stato del Sud del mondo anche se "spesso l'attività di lobby avviene in forma organizzata per avere più peso".

Fra le Top200, troviamo due multinazionali italiane (la nazionalità è definita in base al Paese in cui è domiciliata la capogruppo): Assicurazioni Generali (97 miliardi di fatturato e quasi due di profitti) e Enel (74 e 3) ma, nonostante oltre la metà abbia sede in Europa (il 53%), a fare la parte del leone sono sempre le multinazionali americane e cinesi, con un balzo di queste ultime nel 2020 (State Grid, China National Petroleum, Sinopec Group, rispettivamente seconda, quarta e quinta). All'interno della decina di testa, la supremazia resta comunque degli Stati Uniti: il colosso americano della grande distribuzione organizzata, Walmart, già al primo posto nel 2010, guida ancora la classifica con una fatturazione annuale di oltre 500 miliardi di dollari (559.151), seguito da Amazon, Apple, CVS, UnitedHealth Group. I settori più proficui? Petrolio, trasporti, elettronica, finanza mentre l'automotive è in una parabola discendente.

Pagina 6 del numero 235 Uscito sul numero 235 (Dicembre 2021), a pagina 6. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero