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Archivio › Fuori Binario n. 231 · Estate 2021 › pagina 2

BLUFF PARTECIPAZIONE

I progetti condivisi \"dal basso\" delle Piagge cassati \"dall'alto\" dall'arroganza del Comune

Vince chi intende la politica come un regno abitato da sudditi. Perde chi si illude di un possibile rapporto virtuoso con le istituzioni.

Elena Barthel, Valentina Mancini e Annalisa Pecoriello · Fuori Binario n. 231, Estate 2021, pagina 2

Alle Piagge sta per sbarcare un'altra "nave", pronta a speronare le storiche "navi" di questo quartiere, come sono chiamati i casermoni di case popolari ormeggiati in questo estremo lembo di periferia. Due anni fa la Comunità delle Piagge scriveva al Comune di Firenze sul progetto del deposito della Linea 4 della tramvia, che piombava come un'astronave a cementare la maggior parte dell'area verde accanto al centro sociale Il Pozzo. Un'area protagonista del percorso di progettazione partecipata "Apriti Piazza!", finanziato e sostenuto dalle stesse istituzioni, per far finalmente diventare Piazza Ilaria Alpi e Miran Hrovatin il cuore del quartiere, un vero spazio pubblico da sempre mancante e a lungo atteso. Il percorso partecipato esprimeva il desiderio del quartiere di farsi cittadinanza attiva nella trasformazione di questo prezioso spazio di socializzazione.

Un anno dopo la Comunità indice un'assemblea cittadina molto partecipata durante la quale, illustrato il progetto del deposito e manifestate le osservazioni e le criticità, gli assessori presenti prendono l'impegno di rivedere il disegno iniziale e soprattutto di condividere con gli abitanti il progredire delle fasi progettuali per le soluzioni alternative possibili. Nell'anno della pandemia la Comunità ha continuato ad interrogarsi su possibili alternative al progetto del deposito tranviario. In collaborazione con Ornel Menaj, studente di architettura impegnato in una tesi di laurea su Piazza Alpi/Hrovatin, ha prodotto e condiviso con l'amministrazione una proposta con quattro localizzazioni alternative che mitigano l'impatto ambientale e sociale dell'intervento. In particolare si suggerisce e privilegia l'idea di spostare il deposito nell'area delle Officine Grandi Riparazioni recuperando gli storici manufatti dismessi: nessuna frattura al tessuto sociale e ambientale del quartiere delle Piagge, e riduzione a zero del consumo di suolo. Sollecitata da varie richieste di aggiornamento e di condivisione rimaste inascoltate, l'amministrazione si fa infine viva per mostrare alla Comunità il progetto definitivo a pochi giorni dalla presentazione ufficiale alla stampa.

Il nuovo progetto è a dir poco spiazzante. Il deposito viene parzialmente spostato dall'area verde della piazza per entrare come una nave a speronare direttamente lo spazio dove si trova il centro sociale e il condominio popolare che sorge al suo fianco. La sede dei binari della tranvia si allarga in fondo agli edifici di via Umbria per ospitare i binari di manovra necessari allo scambio e al rimessaggio delle vetture, per poi introdursi in un volume imponente che, ruotato di 90° rispetto al percorso, si infila nel perimetro della piazza, sottraendo terreno alle attività sociali e lavorative della Comunità e del Centro sociale che qui si svolgono da anni. Un volume lungo 100 metri per 30 di larghezza, alto 7 metri, che, su una piattaforma di scambi e binari, raccoglie le funzioni di deposito e lavaggio delle vetture della tramvia a fine corsa e una serie di uffici amministrativi.

Nella planimetria gli edifici del Centro sociale e della bottega equo e solidale, i laboratori del riciclo dei materiali in cui lavorano le cooperative, le serre e le piccole officine, vengono costretti in un esiguo spazio indicato come "Nuova piazza Alpi e Hrovatin", come se tutto quello finora costruito con la pratica quotidiana della Comunità e quello sognato e condiviso con il percorso partecipato di 'Apriti Piazza!' non avessero più nessuna voce in capitolo. Oltre ai frequentatori del centro, soprattutto gli abitanti dell'edificio adiacente vedono avvicinarsi pericolosamente questa ennesima cementificazione, che oltre all'impatto visivo porta con sé tutto quello che è legato alle sue attività: rumore, traffico, smaltimento acque di lavaggio, ulteriore illuminazione artificiale, insomma ancora inquinamento. Su un territorio già provato dall'attività di un inceneritore, ora dismesso, dal sorvolamento continuo degli aerei, dalla presenza della ferrovia e di una strada pesantemente trafficata come via Pistoiese, su un suolo contaminato da rifiuti e materiali di scarto del boom edilizio del secolo scorso, le autorità offrono una bonifica che altro non è che un'ennesima intrusione.

La seconda versione del deposito della Linea 4 rinnega a nostro avviso ancora una volta la vera identità di questo luogo che ha resistito per anni all'incuria del Comune grazie alla forza della sua anima verde, storicamente e profondamente legato al vicino fiume Arno. Contrariamente alle scelte dell'attuale amministrazione, la vocazione di parco naturale di questa area fu, agli inizi del nuovo millennio, profondamente preservata e celebrata dal Progetto Guida del 2004, affidato al noto architetto Giancarlo De Carlo, per la riqualificazione dell'intero quartiere delle Piagge. Il piano, grazie al disegno dello spazio pubblico fatto di una rete di luoghi diversissimi e tra loro connessi, si contraddistingue, a distanza di quindici anni, come il più illuminato tra i progetti per il recupero delle periferie fiorentine. La visione di De Carlo rispondeva intelligentemente alle problematiche di isolamento del quartiere con un sistema di collegamenti trasversali che dai Borghi, passando per la Pistoiese, portavano fino all'Arno, unitamente ad una lunga strada verde, pensata per attraversare l'intero quartiere longitudinalmente, come la spina dorsale di un lungo parco. Non è un caso che De Carlo, all'interno di questo sistema complesso, individuasse nell'area attualmente destinata al deposito della tranvia il centro del parco.

Oggi il terrain vague intorno al centro sociale Il Pozzo si contraddistingue per bellezza di proporzioni e localizzazione. Un polmone verde che apre prospettive lontane in mezzo ai grandi complessi delle Navi, lasciando ancora viva la speranza che la bonifica del suolo e l'investimento in adeguate alberature possano finalmente restituire questo luogo al quartiere. Rubando le parole di Ignasi de Solà Morales "Il vuoto è l'assenza, ma anche la speranza, lo spazio del possibile".

Gli incontri successivi tra la Comunità, gli assessori e i tecnici sono stati importanti occasioni di scambio e chiarimenti. Più volte si è cercata una risposta al perché siano state ignorate le proposte alternative presentate dalla Comunità, soprattutto in considerazione del fatto che è già stato approvato il finanziamento dell'ultimo tratto della Linea 4, quello che collegherà Firenze a Campi Bisenzio e porterà il capolinea ed il deposito finale definitivamente fuori dalla città. Abbiamo provato a domandare perché non si potesse rivedere l'entità dei vagoni da alloggiare in modo da ridimensionare la scala dell'intervento e il suo impatto socio ambientale, ma ci è stato risposto che le tempistiche delle corse non lo permettono. Neanche utilizzare il grande deposito già esistente e funzionante, posto al capolinea di un'altra tratta, rientra nella logica di sfruttare al massimo i turni degli autisti, che impiegherebbero più tempo per raggiungere il percorso assegnato. In poche parole non c'è la volontà di derogare alla messa in funzione di una tramvia da subito efficiente al massimo delle sue potenzialità, per cui un deposito intermedio e temporaneo è inevitabile. L'unica strategia che viene messa in campo è quella di immaginare una seconda vita dell'infrastruttura, ipotizzandone il riuso, una volta che il deposito verrà spostato, come spazio per il mercato rionale. Ma si tratterebbe di un volume enorme, fuori scala rispetto alle necessità del quartiere e alle capacità delle realtà locali di gestirlo.

In seguito a questi confronti i tecnici hanno elaborato le uniche, secondo loro, possibili varianti: la prima che prevede un piccolo ridimensionamento del volume principale in modo da non invadere lo spazio del centro sociale, mantenendone però invariato il forte impatto socio-ambientale. La seconda, che prevede la rotazione del deposito di 90° in posizione parallela alla sede ferroviaria, allontanerebbe i volumi dal centro sociale e dalle residenze, ma andrebbe a occupare l'intera area occupata dal maneggio, alienando una realtà che da anni funziona sul territorio dando a questo spazio verde una importante funzione sportiva. In questo caso inoltre si negherebbe definitivamente la possibilità di un collegamento con l'Arno in questa area centrale all'intero quartiere.

Entrambe le soluzioni confermano a nostro avviso l'incompatibilità del deposito con il contesto sia per funzione che per scala lasciando un grande punto interrogativo: ha senso impiegare una così grande quantità di risorse pubbliche per un intervento che si rivelerà obsoleto a corto termine? Esistono altre strategie che si possono mettere in campo? Perché l'arrivo della tramvia, visto come la soluzione a un traffico pesante e difficile, deve essere pagato a caro prezzo a scapito di un diritto alla vivibilità che alle Piagge viene negato da anni? Un deposito a fine corsa, sia che sia incastrato fra un palazzone e il Centro sociale, sia che venga a ingombrare questo "parco" verde ancora libero fra le Navi, non crea altro che ulteriore chiusura, appesantisce una situazione che ha bisogno invece di mantenere leggerezza e permeabilità. Recuperare il rapporto col fiume e il suo habitat è vitale per tutto il territorio e per gli abitanti che da decenni subiscono isolamento e inquinamento, grazie a politiche disumane che hanno pensato e realizzato questo luogo come un contenitore "deposito" per realtà marginali e scomode.

Qual è la vera ragione di affrettare la realizzazione di questa opera, imponendo l'ennesimo manufatto del tutto fuori scala e fuori luogo per una sua futura ragionevole riconversione? Sprecare un'altra occasione per sanare veramente le ferite inferte a questo territorio e considerare i desideri dei cittadini che hanno bisogno di uno spazio aperto e pulito, dove la socialità possa esprimersi, ritrovare una dimensione più umana e recuperare il rapporto con l'ambiente naturale, non è comprensibile né accettabile.

Questi articoli sono stati realizzati in collaborazione con Comune.info e perUnaltracitta.org. Le foto sono di Elena Barthel.

Pagina 2 del numero 231 Uscito sul numero 231 (Estate 2021), a pagina 2. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero