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Archivio › Fuori Binario n. 231 · Estate 2021 › pagina 11

ALTERNATIVE AL LIBERISMO

Ex-Emerson, 42 anni di autogestione

Un pezzo di Firenze, quello delle persone. Intervista a Carlo, con testimonianze di Vanessa.

Sabrina e Monica (Ass. Un tetto sulla testa) · Fuori Binario n. 231, Estate 2021, pagina 11

Un pomeriggio bellissimo. Così commentiamo le ore appena passate con Carlo nella cornice dell'Ex Asilo Ritter, insieme a incursioni di alcuni residenti di Castello – che tornano con la mente e il cuore a iniziative "fondative" della lotta per gli spazi della città dalla fine degli anni '80 –, la partecipazione di Giampiero, presidente dell'Associazione Un tetto sulla testa, e la visita di Vanessa. Circolano sguardi, emozioni, ricordi. È con noi anche Lorenzo (Bargellini, ndr), lo sentiamo.

Le tre volte del nEXt Emerson. Puoi partire da via Bardazzi?

Era l'89, occupammo il corpo di fabbrica dell'Emerson. Eravamo giovani attivisti di base e si unirono i giovani del quartiere [un quartiere enorme, il 5, di cui fanno parte le zone di Castello, con la sua piana, Le Panche, Le Piagge, Il Poggetto, Lippi-Tre Pietre, Firenze Nova, Novoli, Careggi, Rifredi, Statuto e i vecchi borghi di Brozzi e Peretola]. Era il periodo delle manifestazioni contro i rifiuti tossici a Careggi.

La nostra attenzione è stata da sempre alle aree industriali dismesse, al loro recupero come uso sociale sia abitativo che culturale. Per questo siamo sempre rimasti nella parte nord della città, storicamente quella operaia, popolare.

Dopo poco l'occupazione della fabbrica, "scoppiò" la Pantera e ci furono le prime occupazioni abitative, in particolare verso il mese di dicembre dell'89 quella di Via del Giglio, con il Movimento di lotta per la casa che in quel momento stava nascendo.

Vanessa, tu c'eri?

Io ero fra i giovani del quartiere, mi sono avvicinata all'Emerson grazie alla manifestazione organizzata dal Centro sociale contro l'inceneritore. Non c'era nulla all'epoca e l'esperienza dell'Emerson è stata fondamentale.

Cosa faceste all'Emerson?

In Via Bardazzi ci concentrammo molto, insieme ad un gruppo di operai licenziati, nel dare alle persone un'assistenza di tipo burocratico/amministrativo legata a tutte le questioni che i licenziamenti si portavano con sé. Formammo un comitato di base e iniziammo un lavoro con il quartiere che negli anni si è sempre più sviluppato. In quanto centro sociale autogestito, rappresentavamo una esperienza inedita nel territorio. In tal senso, l'impegno forse principale fu quello contro lo spaccio di droghe pesanti, si trattava in gran parte di eroina, che avveniva in particolare intorno a piazza delle Medaglie d'oro.

Le tre "parole" di riferimento - interviene Vanessa - erano No eroina, No fascisti, No razzisti.

Il nostro – continua Carlo – più che sulla fabbrica era un discorso sulla città che, da quegli anni, abbiamo continuato ad approfondire, attraverso studi architettonici, documentazione urbanistica ecc. con al centro sempre la questione delle aree industriali dismesse.

Quando è avvenuto il primo sgombero e cosa faceste?

A luglio '93 ci sgomberarono pesantemente da Via Bardazzi. E noi si occupò subito in Via Niccolò da Tolentino, nel "quartiere dei greci". Grazie anche alla conformazione urbanistica, ci fu immediatamente da parte degli abitanti una grande partecipazione con la costruzione di un rapporto "alla pari", e noi facemmo tesoro anche dell'esperienza che avevamo maturato da Via Bardazzi.

Ci racconti quella "fabbrica popolare" che è stata Via Niccolò da Tolentino?

Siamo rimasti lì dal 1993 al 2006. Abbiamo dato vita ad esperienze nuove, costruite dal basso e autogestite: dalla Camera del lavoro sociale, con i Cobas, alla Palestra popolare, oltre alla biblioteca. Nella nostra sede convogliava il MAT-Movimento Antagonista Toscano. C'era un'attività sociale, culturale, politica intensa, con Assemblee continue. In quegli anni realizzammo anche il campeggio NO-TAV a Borgo S. Lorenzo.

Si realizzò anche un laboratorio fotografico - aggiunge Vanessa - ed è così che io e Silvietta diventammo "le fotografe" del Movimento. C'era anche un auditorium molto grande, organizzavamo eventi musicali… i 99 Posse erano spesso da noi.

Avevamo anche una rassegna di cinema – continua Carlo – con giovani che si sono formati come proiezionisti e che, più tardi, lo sono diventati anche professionalmente.

Nello stesso tempo, accanto a queste iniziative, ci si occupava del futuro di altri spazi della città, come la Galileo e la Manifattura Tabacchi. Era un periodo di passaggio importante con un nuovo Piano regolatore. Nel quartiere iniziò anche una sistematica dismissione degli alloggi popolari dell'Ater [residenzialità pubblica] e l'inizio di una serie di accordi del Comune con costruttori privati, che finì per essere una operazione di speculazione edilizia.

Ricordo ancora i volantini che si trovavano dappertutto, con la scritta "20.000 alloggi in affitto", dice Vanessa.

Una sorta di "social housing" all'italiana… Quindi, nel 2006, un nuovo sgombero?

Sì, buttarono giù tutto con le ruspe. Riuscimmo a salvare poco, anche se riempimmo per due mesi la palestra di via Aldini in attesa di individuare un altro luogo. Momentaneamente, nell'agosto del 2006, occupammo una struttura nei pressi dell'aeroporto, che sarebbe dovuta essere – a suo tempo – una struttura di accoglienza per il Giubileo, in realtà mai utilizzata. Ma a settembre del 2006 già occupammo la sede attuale in via di Bellagio, distante meno di due km dalla sede precedente.

Questo nuovo spazio occupato ha continuato ad essere un luogo di "progettualità sociale", con la sperimentazione di socialità "liberate": 10.000 mq frequentati quotidianamente da persone di età e generazioni diverse, di classi sociali differenti, di provenienze culturali eterogenee. Una risorsa unica nel quartiere, dove continua un lavoro culturale intenso, un pezzo di città reale e concreto, nel quale – giorno dopo giorno – si generano percorsi di autogestione fondati sulla cooperazione e la reciprocità.

Alcune delle principali iniziative realizzate dal 2006 ad oggi?

Un'attenzione particolare alla vivibilità e allo spazio pubblico: grazie alla pressione popolare esercitata, siamo riusciti a far inserire nel piano strutturale l'area intorno a via chiuso de' pazzi come verde pubblico, anche se ancora il Comune non sta acquisendo una parte di quest'area come, invece, previsto. Abbiamo lavorato sulle fabbriche dismesse a Castello, tutte le questioni aperte a livello urbanistico contro la speculazione di questa zona particolarmente appetibile dal mercato immobiliare. Adesso sembra che i 6.000 mq di verde pubblico siano parcellizzati e non tenuti come intera area per l'utilizzo degli abitanti, oltre al fatto che il nuovo complesso residenziale previsto appare ora nei progetti parallelo a via di Giuliani e non in perpendicolare come da accordi, formando così un "muro" davanti alle colline. Un'altra recente iniziativa sul territorio è stata la passeggiata del 25 aprile, connessa alla toponomastica "infame", con vie che portano nomi di fascisti.

Cos'è attivo attualmente alla sede?

Oltre alla biblioteca e alla palestra popolare, all'organizzazione di serate ed eventi e ad ospitare iniziative con il sostegno a varie realtà territoriali e a gruppi autogestiti, c'è la sala di proiezione "kin8", il progetto "che aria tira", lo skatepark, una sala prove molto frequentata, un laboratorio di informatica, una scuola di tango gratuita [come tutte le attività] con l'organizzazione di milonghe "politiche", e il NEMA-Next Emerson Museo Autogestito, un progetto artistico che lavora proprio sullo spazio fisico del corpo di fabbrica.

Grazie a tutte/i del Next Emerson per portare avanti ogni giorno pratiche di città vivente.

Vi aspettiamo a sostegno del nEXt Emerson martedì 13 luglio ore 9.00 al presidio in piazza Beccaria.

Pagina 11 del numero 231 Uscito sul numero 231 (Estate 2021), a pagina 11. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero