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ALTRI BINARI
Le tante identità rom e sinti
Alessandro Simoni · Fuori Binario n. 229, Maggio 2021, pagina 13
Noi di Fuori Binario abbiamo colpevolmente "bucato" i 50 anni della giornata internazionale dei rom e dei sinti, che ricorreva l'8 aprile. Mezzo secolo durante il quale sono accadute tante cose, che hanno fatto sì che oggi di rom si parli in Italia decisamente di più che nel 1971. Giusto quest'anno un po' di meno, perché c'è la pandemia che tutto si porta via. Passata la crisi sarà interessante vedere come il governo non più a trazione populista prenderà in mano le questioni mai risolte dello status della minoranza rom e dell'intolleranza diffusissima quando si parla di "zingari".
Il fatto che l'8 aprile sia una ricorrenza internazionale non deve però farci dimenticare che il nodo dell'identità rom prende in ogni paese forme differenti, e che la retorica romantica dei "figli del vento", "popolo senza patria" ha prodotto malintesi molto pericolosi. Le diversità tra i vari gruppi sono infatti così grandi da svuotare di significato ogni generico riferimento ai "rom", e poco si capisce se non li si pensa anche come persone con radici in un certo paese esattamente come ognuno di noi.
Ma molto differenti sono anche le posizioni che le istituzioni statali assumono rispetto all'identità rom. Lo sanno benissimo molti dei rom da più tempo fiorentini, che spesso provengono da Kosovo e Macedonia, dove i rom sono citati nella Costituzione e hanno un ruolo politico importante. Paesi, certo, con molti problemi, tanto che molti rom di là verrebbero volentieri di qua. Rimane però il fatto che per un politico macedone o kosovaro sarebbe impraticabile cavalcare l'antiziganismo come faceva da noi un noto ministro dell'interno. E per chi non ci conosce non è semplice capire cosa vuol dire "campo nomadi", concetto che suscitava stupore in una rom macedone, di professione fisioterapista, con la quale mi trovai a parlare. Nessuno però dei presenti si stupiva che una rom facesse la fisioterapista. Anche sui rom ogni paese è storia a sé. Diciamo che in questo settore il Made in Italy è meglio non esportarlo.
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Uscito sul numero 229 (Maggio 2021), a pagina 13. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
